Luciano Caramel – dall’ Astrattismo alle città di Ciccarini

L’  Astrattismo nasce nei primi anni del XX secolo con Malevic, Mondrian, Klee e Delanuy per citare i più famosi,
ma forse il maggior riferimento per la cultura astrattista è stato Kandinsky specie per l’arte italiana degli anni 30, specie con le sue opere ad acquarelli o con pastelli, insegnamento ricevuto al Bauhaus.
Negli anni 60 nella zona del lago di Como, Restany, Celant, Crispolti e Caramel creano il “Campo Urbano” da cui si sviluppa con Mula e Munari l’arte dell’Astrattismo razionale di Radice, Rho, Prina che includonoanche aspetti futuristici che evolvono con Ettore Sottsass, Veronesi, Licini, Bassi e altri che vanno ad influenzare il “Gruppo Forma” di Roma di Perilli, D’Orazio e Prampolini creando una forma di spiritualismo astratto.
Con il grande architetto Sant’Elia, diventa conoscienza e creazione, rapporto tra uomo e ambiente e questo architetto diventerà un demiurgo che influenzerà tutta l’achitettura razionale specie di Radice. Sant’Elia più che un precursore dell’architettura rimane una sorta di scenografo per l’assenza di un programma ideativo proponendo lo stile di un’architettura moderna (Argan).
Ciccarini, pur essendo nato molti decenni dopo, ha avuto l’occasione di conoscere architetti come Gardella, Rossi, Fariello e Michelucci; con loro ha parlato ed ha studiato architettura e approfondito certe sue idee sull’urbanistica.
Altrimenti come sarebbero potute nascere opere come “Chicago”, nata da una foto degli anni Venti ed in seguito ricostruita con grattacieli a perdita d’occhio in uno spazio infinito dove si avvertono le influenze del Sant’Elia, e nei piccoli tratti astratti, Paul Klee, ma con un senso assolutamente più lirico che si avverte ulteriormente in “Metropolis”.
I suoi punti di fuga ricordano il razionalismo architettonico del periodo fascista, ma anche i lavori del Vanvitelli specie nella serie “I wanna be”, in cui il senso cinematografico con le sue visioni “a volo d’uccello” si mischiano a visioni estremamente geometriche e razionali dei luoghi rappresentati. Anche i colori, caldi del razionalismo lombardo e comasco così come nelle opere di Kandisky, assumono in Ciccarini una tonalità assai differente, passando dai toni dell’arte napoletana e meridionale di fine ‘800.

I wanna be 6 - olio su tela - 100x140 - 2013
I wanna be 6 – olio su tela – 100×140 – 2013

Mischiando al contrario cieli inglesi più freddi come varietà di grigio e giallo come in The Shard”, “The man under the Bridge”, “Kaos”, a cieli infuocati come “Velvet”,“Orange”, “Red Los Angeles”. Parliamo quindi di uno stile artistico assolutamente originale dove l’artista ha attinto dall’Impressionismo, dal Neorealismo, dal
Futurismo, dalla Macchia fino alla foto “ingrandite” di Richter, sentendo una forte aspirazione verso l’arte americana degli anni ’30 e ’40, ma rendendola meno melanconica e più moderna.
Negli ultimi lavori – “42nd strada” , “5th strada”, “San Francisco” per citarne alcuni – lo spazio appare quasi
infinito, in un’architettura razionale, ma umana.  Anche in un’opera assolutamente anomala come “Present  Nearness”, assai distante dalle sue visioni metropolitane, in cui due giovani donne sedute in un caffè di Londra discorrono scherzosamente, si avverte l’arte di Vermer e dei Fiamminghi in cui si osserva, in questa grande
tela di oltre 2 metri, una incredibile prospettiva.
Quando alla Biennale di Venezia del 2015 ho potuto osservarla da vicino nel padiglione di Granada sono rimasto quasi imbarazzato dal sentirmi parte integrante del dipinto e ricordo di aver risposto alla domanda di Ciccarini:
“Prof. Caramel, ma lei come definirebbe questa opera visto che personalmente non trovo artisti del presente che si avvicinano a questo modo di fare pittura?”
– “Sensaltro c’è da lavorare per definire questo tipo di pittura, senza dubbio c’è una fortissima base lirica in essa, ma non è definibile a quale corrente o aquali artisti sia riferibile…ci vuole tempo per studiarla!”.
L’ultima immagine che ricordo è che l’opera si apriva nella stanza con una incredibile profondità annullando tutto il circostante, probabilmente, forse è questo il punto dominante della pittura di Ciccarini: il senso della profondità, di punti di fuga multipli, di tocchi di astrattismo, di movimento con un senso talvolta fotografico.
Infine la sensazione finale è il volto delle ragazze che viste da vicino avevano delle “macchie”, come nell’omonima
corrente artistica, che davano il senso della profondità; le stesse “macchie” si ritrovano anche nella macchina che corre verso l’infinito in “Towards Los Angeles” che di primo acchito sembra una foto, ma in realtà è una macchia continua.
Questo per dire che lo stile di Ciccarini è un florilegio di contaminazioni artistiche che sfocia in uno stile completamente personale nel risultato finale, difficilmente imbrigliabile in un solo stile pittorico conosciuto.

Luciano Caramel – critico e storico dell’Arte

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