Maria Paola Lupo – Le città di vetro megalopoli contemporanee

L’artista delle megalopoli di vetro, invincibili, immortali in tutta la loro grande fragilità…

Quelle di Carmine Ciccarini sono megalopoli contemporanee che si mostrano in tutto il loro lirico realismo, attraendo lo sguardo con mille luci e grandiose architetture. Danno la sensazione di essere invincibili, immortali, ma in realtà sotto le imponenti strutture di cemento armato e ferro nascondono la loro fragilità; la fragilità degli esseri umani che le abitano e che le hanno costruite così imponenti.

Visioni personali

Attraverso le sue personalissime visioni Ciccarini narra un’umanità sedotta dalla vita mondana e dalla richezza delle metropoli; al tempo stesso vaga in esse in profonda solitudine, anche quando si trova in locali chiassosi e pieni di persone, come nell’opera Chinatown. Un uomo ed una donna sono seduti al bancone di una bar; stanno lì immobili senza parole, senza sorrisi. In questa raffigurazione tanto cara alla produzione artistica contemporanea, basti pensare ai Nightawks di Hopper e all’Absinthe di Degas, i colori sgargianti delle bottiglie in bella vista e dell’arredamento del locale passano in secondo piano rispetto all’incombente nero della figura umana di spalle, che nella sua alienazione, pur essendo seduta dentro quel bar, potrebbe essere in qualsiasi altro posto.

Ciccarini nella raffigurazione di questi panorami non indugia su particolari iperrealisti; infatti non è la pura descrizione ciò che attira questo eclettico artista, bensì sulle apparenze celate dietro una città ideale. Compaiono, così, in una notte profonda le luci accecanti di Metropolis, opera che non solo nel titolo, ma soprattutto nel significato intrinseco richiama il capolavoro di Fritz Lang. La città è un sogno meraviglioso per chi si può permettere di viverla pienamente,;ma per chi non ha possibilità economiche e sociali diventa un incubo che inghiottisce e travolge.

Arte realista intesa, quindi, come arte ispirata alla realtà; nella quale la sintesi dello sguardo taglia via inutili dettagli restituendoci una prorompente immagine d’insieme.  Essa racchiude in sé la grande arte europea impressionista ed espressionista per l’uso del pennello e del colore e quella americana degli anni ’50 e ’60 per le atmosfere noir e sospese nel tempo.

Le città di Ciccarini

Le città di Ciccarini sono città di vetro, imponenti e fragili, bellisime e mostruose allo stesso tempo.

All’artista non interessa ritrarre la presenza umana in quanto tale ma i “simboli di civiltà”; palazzi, monumenti, lampioni, addirittura le strisce pedonali divengono i protagonisti di opere che si imprimono nella memoria, come delle istantanee fotografiche, che ci portano a riflettere sulla condizione dell’uomo moderno, che attraverso la multiforme artificialità delle metropoli ricerca sé stesso senza mai trovarsi veramente.

Zebra crossing - olio su tela - 100x70 - 2017
Zebra crossing – olio su tela – 100×70 – 2017

Per dirla con un’espressione del noto sociologo, recentemente scompraso, Zygmund Bauman, le vedute cittadine di Ciccarini raffigurano una “società liquida”, che si muove in un dinamismo frenetico che travolge ogni dimensione della vita; in esse l’uomo contemporaneo cerca quella felicità fatta di successo e di popolarità. Ma spesso trova solo una profonda malinconia e l’insoddisfazione di rincorrere per sempre qualcosa che non potrà mai avere. Sono l’emblema di una modernità fatta non di essenza ma di divenire; di perenne incompiutezza ed indefinitezza perchè l’unica costante per l’uomo è il cambiamento e l’unica certezza è l’incertezza.

Maria Paola Lupo – Storica dell’arte – Pescara, Gennaio 2017

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